
Il Digital Product Passport (DPP) è un “fascicolo digitale” che sta per cambiare come le aziende raccolgono, governano e distribuiscono i dati di prodotto. Nasce nel quadro del nuovo Regolamento UE sulla progettazione ecocompatibile (ESPR) e diventa obbligatorio settore per settore: per le batterie grazie a un regolamento dedicato, per gli altri prodotti tramite atti delegati della Commissione Europea, con acciaio e tessile tra i primi in calendario. In questo articolo scoprirai nel dettaglio cos’è, a chi interessa e come prepararsi al meglio.
Il Digital Product Passport è una raccolta strutturata di dati associata a ogni singolo prodotto, con scopo e diritti d’accesso predefiniti, collegata a un identificatore univoco accessibile tramite un supporto elettronico (come un QR code sul packaging) che espone un set controllato di dati su provenienza, riparabilità, uso, composizione e fine vita. Pensato per tutelare consumatore e ambiente, ha tra i suoi progetti europei di riferimento CIRPASS, un’iniziativa finanziata dall’UE, conclusa a marzo 2024 e proseguita con CIRPASS-2, che ha preparato il terreno per armonizzare struttura e diritti di accesso ai dati lungo il ciclo di vita.

Per chi gestisce cataloghi, schede e arricchimento dei prodotti, il Digital Product Passport porta i dati di prodotto a un nuovo livello di qualità, coerenza e tracciabilità. Non basta più “una buona scheda”: servirà creare e mantenere un modello dati coerente, governare versioni e fonti, tracciare provenienza e trasformazioni (materiali, componenti, fornitori), e distribuire porzioni di informazioni a pubblici diversi (dal consumatore alle autorità o riciclatori). In altre parole, il DPP rende strategico ciò che spesso è percepito come “solo” operatività: governance dei dati e integrazione tra sistemi di eCommerce, gestione contenuti e supply chain.
Ma il DPP non vive solo online: il data carrier fisico (es. QR code) applicato su prodotto o packaging abilita la consultazione in negozio, al banco assistenza e nel post-vendita. Per il retail significa gestire resi, richiami e riparazioni con dati verificabili sul singolo articolo, accessibili al personale autorizzato e ai clienti.

Tre pilastri sono già chiari:
Molte informazioni, quindi, esistono già: anagrafiche prodotto, distinta materiali, manuali, certificati di conformità. La vera differenza sta nel centralizzarle, normalizzarle e governarle per esporle con qualità e controllo quando sarà necessario.
Il Digital Product Passport è un quadro previsto dall’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (Regolamento UE 2024/1781): la Commissione Europea stabilirà requisiti ecodesign e di informazione per gruppi di prodotti tramite atti delegati, e il DPP sarà lo strumento per archiviare e condividere questi dati lungo la catena del valore. Gli atti delegati si applicano non prima di 18 mesi dalla loro entrata in vigore, per lasciare alle aziende il tempo di adeguarsi.

Un primo ambito è già disciplinato: con il Regolamento (UE) 2023/1542 su batterie e rifiuti di batterie, il battery passport sarà obbligatorio dal 18 febbraio 2027 per le batterie dei veicoli elettrici, per quelle dei mezzi di trasporto leggeri e per le batterie industriali sopra i 2 kWh, accessibile via QR. Fino a quella data nessun DPP è ancora in applicazione.
Per gli altri settori, la Commissione ha adottato ad aprile 2025 il Working Plan 2025-2030 che prioritizza prodotti finali e intermedi: manifattura e metalli (ferro/acciaio, alluminio), arredo e materassi, elettronica, pneumatici e tessile/abbigliamento. Il piano copre cinque anni, con revisione prevista nel 2028, e indica per gli atti delegati queste date: acciaio nel 2026, pneumatici, alluminio e tessile nel 2027, mobili nel 2028 e materassi nel 2029. L’elettronica (ICT) rientra invece nelle misure orizzontali del piano, con tempi indicativamente dal 2029.
Aggiornamento di settembre 2026. Il quadro si è fatto più concreto. Dal 20 luglio 2026 è operativo il registro europeo dei Digital Product Passport, in cui gli operatori economici registrano gli identificatori univoci e i dati di registrazione dei passaporti. Con la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1736 del 14 luglio 2026 sono state inoltre indicate le norme armonizzate dedicate ai DPP. Restano da completare i tasselli settoriali: secondo i monitoraggi normativi di settore, a fine agosto 2026 non risultava ancora adottato alcun atto delegato ESPR, con quello sull’acciaio atteso nel quarto trimestre 2026, e secondo gli aggiornamenti sul battery passport l’atto di esecuzione sui diritti di accesso ai dati, previsto per agosto 2026, è in ritardo, mentre la data del 18 febbraio 2027 resta invariata.

Il settore tessile/abbigliamento è tra i primi prodotti finali nella tabella del Working Plan, con adozione indicativa dell’atto delegato nel 2027 (quarto trimestre 2027 secondo la Commissione); l’applicazione seguirà non prima di 18 mesi dopo, quindi intorno al 2029. Il suo potenziale di migliorare durata d’uso, efficienza d’uso dei materiali e impatto ambientale lo rende una priorità. Lo studio del Servizio Ricerca del Parlamento Europeo (EPRS) per il tessile evidenzia la necessità di una struttura dati con accessi differenziati (pubblici/riservati) lungo la filiera, dall’approvvigionamento delle fibre fino al riciclo. Anche lo studio del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione sui contenuti del DPP per l’abbigliamento propone una visibilità differenziata per ruolo: pubblico, autorità di vigilanza, operatori economici e chi ripara o ricicla.
Per i team eCommerce moda, l’impatto pratico è triplo:
Attenzione: le calzature non rientrano nella prima ondata tessile; la Commissione ha programmato uno studio dedicato per valutarne l’inclusione, da concludere entro la fine del 2027 (lo studio esaminerà anche la modulazione dei contributi di responsabilità estesa del produttore). Un tema già operativo riguarda invece anche le calzature: dal 19 luglio 2026 le grandi imprese devono evitare la distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, con obblighi di trasparenza sui volumi scartati.
Il punto di partenza è organizzativo. Per ogni attributo va definito chi lo possiede (owner), da dove proviene (fornitore, reparto qualità, sistemi gestionali), come viene approvato e con quale frequenza si aggiorna. Vanno progettate classi di visibilità (pubblica, operatori, autorità) e versioni per tenere traccia dei cambiamenti senza perdere la storia del dato. Infine, bisogna preparare il collegamento tra supporto fisico (QR, RFID) e fonte autorevole online usando standard aperti (es. GS1 Digital Link) che rendono il codice un link al dato.

Il Digital Product Passport non premia la quantità di dati, ma la qualità. Si alimenta di una molteplicità di informazioni disomogenee: dati descrittivi, dati tecnici di composizione, informazioni di provenienza, indicazioni su durata/fine vita e asset digitali descrittivi (immagini, manuali, etichette). Questi elementi arrivano tipicamente da fonti molteplici e frammentate: dai sistemi PIM per anagrafiche e attributi, ERP/PLM o direttamente dai produttori/fornitori per composizione, provenienza e fine vita, e dal marketing per i contenuti editoriali e visivi. La sfida sta nell’armonizzare questa varietà di dati in un formato strutturato che garantisca coerenza e accessibilità.
La THRON Platform funge da acceleratore di uniformazione e governance: una fonte unica per gestire dati affidabili, contestualizzati e governati, pubblicandoli in modo selettivo verso canali e interlocutori diversi. Il software, potenziato dall’intelligenza artificiale, raccoglie e uniforma tutte le informazioni dalle diverse sorgenti in un modello coerente, mantenendo origine e responsabilità di ogni dato. Le informazioni vengono poi associate ai relativi asset digitali, rendendole disponibili in modo controllato per mercati, canali e tipologie d’uso differenti.

Il beneficio è duplice: controllo qualità interno (dati affidabili, aggiornati, verificabili, con storia delle modifiche) e informazione in tempo quasi reale al consumatore e agli altri interlocutori (dai retailer ai partner di post-vendita), senza duplicazioni o incoerenze tra Paesi, lingue e canali. Il risultato per team eCommerce, prodotto, qualità, sostenibilità e legale è una prontezza DPP più rapida e con meno attriti.

È un profilo digitale del singolo prodotto, aperto da un QR/tag sul bene o sul packaging che mostra dati verificabili lungo il ciclo di vita (cosa contiene, come si usa/si ripara, come si ricicla). Esempio: scansiono una giacca e vedo composizione, istruzioni di lavaggio, riparazioni possibili e come conferirla a fine vita.
La Commissione Europea, con atti delegati previsti dall’ESPR per ogni gruppo di prodotti. Esempio: per arredamento potrebbero prevalere dati su materiali e smontabilità; per pneumatici su usura e recupero; per metalli su contenuto riciclato e certificazioni.
No: è un quadro in progressivo avvio. Al momento nessun DPP è ancora in applicazione: il primo obbligo, per alcune categorie di batterie, scatta il 18 febbraio 2027. Negli altri settori l’obbligo arriverà dopo l’adozione dei rispettivi atti delegati, secondo il Working Plan 2025-2030, e si applicherà non prima di 18 mesi dalla loro entrata in vigore.
Servono per identificare in modo univoco prodotti e collegare il codice fisico al dato autorevole online (es. GS1 Digital Link). Senza standard, il DPP non scala e non resta interoperabile tra attori e Paesi.
Un produttore di componenti in alluminio collega certificazioni di origine e contenuto riciclato al passaporto: il cliente vede le info pubbliche; il tecnico, con profilo operatore, accede a specifiche e schemi; l’autorità verifica documenti e conformità.
Perché tessile/abbigliamento è tra i primi prodotti finali nella tabella del Working Plan, con adozione indicativa dell’atto delegato nel 2027 (applicazione non prima di 18 mesi dopo, secondo la Commissione Europea): significa che i brand moda devono organizzare per tempo dati e processi. I campi da preparare sono composizione e origine dei materiali, istruzioni d’uso/lavaggio/riparazione, documenti di conformità, indicazioni di fine vita (raccolta/riciclo). Vanno previsti varianti e lotti quando rilevanti, e una vista pubblica distinta da quella per autorità/operatori.
Non è un obbligo di legge. Conta poter dimostrare provenienza, integrità e governance dei dati, indipendentemente dall’infrastruttura tecnica scelta. L’ESPR non prescrive una singola tecnologia.
Il QR sul prodotto rimanda a una fonte autorevole dove risiede il passaporto digitale. Con standard aperti come GS1 Digital Link, il codice in etichetta diventa un URL intelligente che porta alla versione corretta (variante, lotto) e mostra solo i campi corretti. Se oggi i tuoi dati sono dispersi, l’investimento più utile è centralizzarli, normalizzarli e renderli fruibili.