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DAMvsPIM: come e perché unificarli in 15 punti

Se ti stai chiedendo che differenza c’è tra DAM e PIM e, soprattutto, quando ha senso unirli in un’unica piattaforma nativamente unificata, questa guida fa per te. Il DAM organizza e distribuisce gli asset digitali, mentre il PIM governa le informazioni di prodotto per tutti i canali; ma la vera svolta oggi non è scegliere “DAM o PIM”, ma unificare asset e dati di prodotto per accelerare il time-to-market, ridurre errori e rilavorazioni e liberare tempo alle persone per strategia e creatività
 
Questo articolo approfondisce in 15 punti essenziali le differenze reali tra DAM e PIM, come e quando scegliere una piattaforma unificata, benefici reali e casi d’uso concreti delle aziende che possono beneficiarne. Troverai anche un metodo di misurazione valido del ROI (Return on Investment) di una piattaforma unificata asset+prodotti e una checklist rapida per capire da dove partire. 

1) Cos’è un DAM (in parole semplici)

Secondo la definizione fornita da Gartner, un Digital Asset Management è un sistema che archivia, gestisce e riproduce in modo centralizzato (e intelligente) contenuti multimediali come immagini, video, grafiche, documenti, presentazioni, file audio. Il DAM li archivia, li organizza, li arricchisce di informazioni (editoriali, ma anche di prodotto) e li rende trovabili e riutilizzabili, per tutti i team della tua azienda, sempre nella versione corretta — e più aggiornata, pronti per essere utilizzati su canali fisici e digitali. 

2) Cos’è un PIM (in parole semplici)

Il Product Information Management è la fonte unica di verità per le informazioni di prodotto: attributi localizzati, descrizioni, varianti, traduzioni e requisiti tecnici, per ogni canale o mercato di destinazione. Il PIM centralizza le informazioni, le organizza in schede prodotto chiare, complete e conformi, per poi distribuire i dati dove servono: e-commerce, marketplace, portali B2B, cataloghi e schede tecniche.

3) DAM vs PIM: quando la differenza conta?

Se DAM = asset e PIM = dati di prodotto, quando serve il primo e quando invece è più utile il secondo? I team marketing, brand e comunicazione lavorano soprattutto sugli asset, mentre i team e-commerce, digital e prodotto organizzano e gestiscono una grande mole di dati (di prodotto). Tutti questi team, però, hanno un obiettivo comune: pubblicare schede prodotto complete e coerenti su tutti i canali — per questo è fondamentale che i due sistemi lavorino insieme. 

DAMvsPIM: riepilogo delle differenze chiave 

  • Cosa gestiscono: asset arricchiti (DAM) vs attributi e dati strutturati (PIM) 
  • Output: contenuti approvati, aggiornati e riutilizzabili (DAM) vs schede prodotto complete e conformi per la distribuzione multicanale (PIM) 
  • Rischi tipici: uso di file non aggiornati, brand communication non consistente (DAM) vs schede prodotto con dati incompleti, non coerenti o conformi (PIM) 
Grafica comparativa in due colonne: a sinistra DAM, indicato come ‘asset arricchiti’ con icone di documenti, audio, immagini e video; a destra PIM, indicato come ‘attributi e dati strutturati’ con icone di rete, relazioni, scheda e aggiornamento, separati da una linea verticale

4) Quando il focus è sugli asset (senza dimenticare i dati)

Brand con una forte produzione creativa, campagne frequenti e linee guida definite traggono beneficio da un DAM, che permette di governare aggiornamenti e versioni, diritti di utilizzo, approvazioni e riutilizzo dei contenuti in più contesti. Ma senza un collegamento diretto ai dati di prodotto (titoli, descrizioni, varianti e attributi) la pubblicazione resta fragile e poco immediata.

5) Quando il focus è sui dati (ma con asset sempre coerenti)

Cataloghi ampi, SKU e varianti numerose richiedono un PIM per centralizzare le informazioni e adattarle a canali e mercati diversi. Immagini di prodotto, video e materiali correlati, però, sono ciò che converte: per funzionare sui canali di vendita e garantire la migliore UX, ogni prodotto deve essere corredato della sua rappresentazione visiva.

6) DAM+PIM per l’experience di prodotto

Per amplificare i benefici e ottenere impatti reali, asset e dati devono quindi co-esistere all’interno dei flussi di lavoro. Molti contenuti nascono già con un primo corredo informativo, che però non sostituisce gli attributi strutturati del PIM, pensati per arricchirli e renderli facilmente trovabili e riutilizzabili — così come gli asset di prodotto arricchiscono e completano ogni SKU per i canali finali. Asset e dati, DAM+PIM possono quindi essere visti come due strati della stessa esperienza di prodotto

Illustrazione su fondo bianco con grande cerchio arancione: due cerchi blu scuro con le scritte ‘DAM’ e ‘PIM’, circondati da immagini di prodotto, icone e campi dati, a indicare che asset e attributi coesistono nello stesso flusso di lavoro

7) Perché unificarli: effetti su time-to-market e costi operativi

Quando asset e dati sono nativamente unificati, riduci passaggi manuali, ritardi e rilavorazioni: contenuti e informazioni alimentano contemporaneamente tutti i canali e ti basterà aggiornarli una volta sola per aggiornali ovunque. In questo modo il time-to-market si accorcia e i costi operativi si abbassano. Unificare i processi e ridurre i costi rappresentano la priorità numero uno nelle strategie digitali.

8) Automazione utile: meno attività ripetitive, meno errori

L’approccio unificato rappresenta la chiave per eliminare attività ripetitive e time-consuming attraverso regole automatiche ed AI. Associazione automatica asset↔SKU, automatismi per la gestione di varianti e canali, generazione e traduzione di descrizioni, editing automatico dei contenuti, arricchimento di campi ricorrenti e pubblicazioni schedulate. Meno operazioni ripetitive = più tempo per strategia e creatività

Schema di integrazione: due cerchi con ‘DAM’ e ‘PIM’ collegati da un segno più, seguiti da una freccia verso cinque risultati spuntati: associazione automatica asset↔SKU, automatismi per la gestione di varianti e canali, generazione e traduzione di descrizioni, editing automatico dei contenuti, arricchimento di campi ricorrenti.

9) Coerenza multicanale: e-commerce, marketplace, cataloghi e B2B

Ogni canale ha requisiti diversi per la pubblicazione finale, sia per i contenuti — dimensioni e formato delle immagini — sia per i dati di prodotto — attributi obbligatori, informazioni localizzate, compliance. Un unico luogo da cui governare asset e dati garantisce il rispetto dei requisiti per canale e riduce le incoerenze tra sito, marketplace e materiale trade. Risultato: esperienza uniforme e compliance garantita.

10) Tassonomia condivisa, senza tecnicismi

Se il vocabolario aziendale è semplice e condiviso tra marketing, e-commerce e IT, gli errori si azzerano. Categorie prodotto, attributi “parlanti”, informazioni per l’arricchimento e l’utilizzo degli asset. Poche regole chiare semplificano la comunicazione interna e facilitano il raggiungimento degli obiettivi comuni: trovare contenuti e informazioni e riutilizzarli ovunque servano, rapidamente e senza costi inutili.

11) DAM+PIM e workflow unificati: ruoli chiari, golive accelerato

Quando DAM+PIM si fondono, approver creativi e product owner lavorano sullo stesso oggetto informativo (asset + dati) con stati di lavoro e permessi chiari e coerenti. La governance diventa lineare e monitorare lo stato di completezza di ogni scheda prodotto, così come di campagne, shooting e commesse, diventa più semplice. Meno versioni parallele, zero duplicazioni, responsabilità chiare e golive accelerato.

12) DAM, PIM e delivery unificata — asset e dati su tutti i canali

Unificare dati e contenuti in un’unica piattaforma significa unificare anche la pubblicazione, che diventa istantanea e omni-canale: attraverso connettori ed API, dati e asset arrivano ovunque, con un solo clic. Anche l’aggiornamento è in tempo reale e su ogni touchpoint sarà sempre presente l’ultima versione di ogni contenuto o scheda prodotto. È il passaggio chiave che elimina i “fork” informativi e mantiene consistenza nel tempo.

Da un contenuto unico a sinistra, una freccia indica la distribuzione a più canali: tre interfacce (mobile e desktop) mostrano la stessa immagine e gli stessi dati, su sfondo arancione.

13) Come misurare il ROI di un approccio unificato DAM e PIM 

Unificare contenuti e dati di prodotto porta benefici concreti e misurabili, non solo per i team marketing, e-commerce e prodotto, ma anche per chi, come IT Manager e CTO, deve garantire che ogni scelta sia cost-effective per tutta l’azienda. Come misuriamo, quindi, il ROI di una piattaforma come questa? Valutandone l’impatto su costi, benefici, flessibilità e rischi attraverso la misurazione di KPI pratici: 

  • Time-to-market di campagne e collezioni (giorni/settimane risparmiati) 
  • Rilavorazioni evitate (upload duplicati, correzioni schede) 
  • Completezza schede e resa per canale 
  • Tempo-uomo guadagnato su task ripetitivi. 

Misurando l’impatto su 8–12 settimane e proiettandolo su base annua otterrai indicazioni utili per il tuo business case. 

14) DAM+PIM e casi d’uso: moda, retail, design, manufacturing 

Per quali aziende è più indicato un approccio unificato DAM+PIM? La scelta di una piattaforma unica per contenuti, prodotti, flussi di lavoro e distribuzione multicanale può rappresentare la scelta vincente per diversi settori

  • Moda: associazione automatica degli scatti di prodotto a varianti colore/fit; collegamento rapido tra prodotti per look e vetrine su e-commerce e marketplace 
  • Design, Arredamento e aziende Ceramiche: associazione automatica contenuti-prodotti per ambientazioni dinamiche e render navigabili; pubblicazione su marketplace di settore e impaginazione di cataloghi, schede tecniche e listini con informazioni tecniche precise e aggiornate 
  • Manufacturing: associazione contenuto-prodotto per la gestione di cataloghi e schede prodotto; gestione di componentistica, spare parts e ricambi; asset aggiornati e dati tecnici per lo sviluppo di portali B2B completi di manualistica e contenuti video. 
DAM più PIM al centro, con tre esempi di settore: Moda, Design e Manufacturing, rappresentati da tre immagini (moda, interno di design, fabbrica) su sfondo scuro.

15) Checklist: DAMvsPIM o DAM+PIM?

L’approccio nativamente unificato DAM+PIM è sempre preferibile rispetto a DAMvsPIM, in termini di time-to-market, tempo guadagnato e costi risparmiati. Nel caso volessi capire da dove partire per raggiungere obiettivi e benefici in modo rapido e scalabile, ecco una rapida checklist di cosa considerare.

  1. SKU e varianti
  • poche e stabili nel tempo > focus asset 
  • molte e soggette a cambiamenti e novità > unificazione 
  1. Canali di pubblicazione
  • max 2 canali > focus asset 
  • più di 2 canali tra ecommerce, sito, marketplace, cataloghi e portali partner > unificazione 
  1. Errori ricorrenti in termini di contenuti non aggiornati, dati obsoleti e rischio di non conformità rispetto al singolo canale > unificazione 
  1. Tempi: se ti capita spesso di incontrare rallentamenti nei flussi di creazione, approvazione e pubblicazione a causa di colli di bottiglia e interruzioni tra creatività e schede prodotto, l’approccio corretto è l’unificazione di asset e SKU 
  1. Team: se nella tua azienda marketing, digital e e-commerce si trovano spesso a collaborare per portare online campagne e nuove collezioni; se ci sono figure come IT e Innovation Manager, coinvolte attivamente nella semplificazione dello stack IT per ridurre costi operativi e di mantenimento, l’approccio unificato è la scelta che porta i maggiori vantaggi, a breve e lungo termine > asset e dati nello stesso luogo significa time-to-market più rapido e meno costi. 

Domande frequenti (FAQ)

DAM o PIM: da cosa partire? 
Dipende da priorità e colli di bottiglia: se le difficoltà maggiori girano intorno agli asset (tempi di ricerca, versioni e duplicazioni, riutilizzo e flussi approvativi) parti dal DAM; se ritardi e attriti coinvolgono i dati (centralizzazione da ERP, completezza delle schede prodotto, adattamento per canale o mercato, data quality pre-pubblicazione), inizia col PIM. Scegli comunque una piattaforma che unisce nativamente DAM+PIM e metti in roadmap l’adozione dell’approccio unificato: è lì che si massimizza il valore. 

Come adottare l’unificazione senza rifare tutto? 
Mappa i flussi esistenti, definisci la tassonomia minima condivisa e collega le fonti principali (ERP, PLM, e-commerce). Parti da un pilota (una linea o un brand) e scala gradualmente. 

Quante SKU servono per giustificare l’unificazione? 
Non c’è una soglia minima: ciò che conta — e che va gestito — è la complessità: varianti, canali, lingue e mercati. Se la tua azienda ha poche SKU, ma molti canali e diversificazioni per mercato, l’unificazione elimina passaggi manuali e colli di bottiglia in fase di revisione e data quality. 

Qual è l’impatto su e-commerce e marketplace? 
Tra gli impatti maggiori e più rapidi, c’è quello sui canali finali, perché ogni aggiornamento viene fatto una volta solo e si riflette ovunque. Schede prodotto coerenti + media aggiornati in tempo reale migliorano la qualità della UX, riducono errori di pubblicazione e accelerano il time-to-market cross canale. 

In quanto tempo vedo il ROI? 
Spesso già nelle prime 6-8 settimane, in base alla complessità del progetto. Benefici in termini di tempo risparmiato e semplificazione di flussi e stack arrivano non appena i team chiave dell’azienda completano l’onboarding. 

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