
A volte PIM, DAM e altri software, giungono in azienda dopo un percorso di digitalizzazione soggetto a errori più o meno consapevoli, che possono minare il ritorno economico dell’investimento fatto e, di riflesso, la bontà della scelta fatta.
In questo articolo abbiamo raccolto sette errori fatali da evitare quando si realizzano percorsi di innovazione digitale.
Che in altre parole significa pensare troppo al rimedio e troppo poco al problema.
La scelta del software giusto (PIM DAM o qualunque altro sia) non può prescindere da un’analisi puntuale delle sfide e dagli obiettivi aziendali.
Ad esempio, se sei in procinto di scegliere un nuovo DAM software, è probabile che tu sappia già che ti serve una soluzione di Digital Asset Management per organizzare, condividere e distribuire gli asset digitali.
Ma hai riflettuto sul perché?
Rispondi alla domanda inquadrando quali sfide si trova a fronteggiare la tua azienda (tempo speso per cercare i contenuti, ritardi nel lancio delle campagne, …) e valuta se e come il nuovo tool può aiutarti rispetto a ciascuna di esse.
Ad esempio, la sfida del time to market coinvolge necessariamente anche le informazioni di prodotto e tenerlo presente ti aiuterà a considerare di più i livelli di integrabilità con un PIM software e/o direttamente piattaforme uniche DAM+PIM.
L’era dei silos sta (per fortuna) volgendo al tramonto.
I software – specie quelli che per loro natura sono più trasversali come PIM, DAM ma anche ERP e CRM – oggi tendono a supportare un ventaglio di dipartimenti e stakeholder molto ampio rispetto a quelli per cui sono stati pensati in origine.
Ricorrendo alla nostra esperienza, ad esempio, spesso si interfacciano con noi CIO e IT Manager, che si fanno portavoce di esigenze sparse: dal marketing all’e-commerce, passando per le operation.
A seconda dei casi, inoltre, DAM e PIM software possono supportare il lavoro anche di molti altri team: dalla vendita alla logistica, dalle risorse umane agli uffici tecnici, passando per i team retail.
I percorsi di digitalizzazio