Lingua
Richiedi una demo

7 errori fatali quando si adottano PIM, DAM e non solo

A volte PIM, DAM e altri software, giungono in azienda dopo un percorso di digitalizzazione soggetto a errori più o meno consapevoli, che possono minare il ritorno economico dell’investimento fatto e, di riflesso, la bontà della scelta fatta.

In questo articolo abbiamo raccolto sette errori fatali da evitare quando si realizzano percorsi di innovazione digitale.

#1 Pensare al “come” o “al cosa” ma non al “perché”

Che in altre parole significa pensare troppo al rimedio e troppo poco al problema.

La scelta del software giusto (PIM DAM o qualunque altro sia) non può prescindere da un’analisi puntuale delle sfide e dagli obiettivi aziendali.

Ad esempio, se sei in procinto di scegliere un nuovo DAM software, è probabile che tu sappia già che ti serve una soluzione di Digital Asset Management per organizzare, condividere e distribuire gli asset digitali.

Ma hai riflettuto sul perché?

Rispondi alla domanda inquadrando quali sfide si trova a fronteggiare la tua azienda (tempo speso per cercare i contenuti, ritardi nel lancio delle campagne, …) e valuta se e come il nuovo tool può aiutarti rispetto a ciascuna di esse.

Ad esempio, la sfida del time to market coinvolge necessariamente anche le informazioni di prodotto e tenerlo presente ti aiuterà a considerare di più i livelli di integrabilità con un PIM software e/o direttamente piattaforme uniche DAM+PIM.

#2 Non coinvolgere le figure giuste

L’era dei silos sta (per fortuna) volgendo al tramonto.

I software – specie quelli che per loro natura sono più trasversali come PIM, DAM ma anche ERP e CRM – oggi tendono a supportare un ventaglio di dipartimenti e stakeholder molto ampio rispetto a quelli per cui sono stati pensati in origine.

Ricorrendo alla nostra esperienza, ad esempio, spesso si interfacciano con noi CIO e IT Manager, che si fanno portavoce di esigenze sparse: dal marketing all’e-commerce, passando per le operation.

A seconda dei casi, inoltre, DAM e PIM software possono supportare il lavoro anche di molti altri team: dalla vendita alla logistica, dalle risorse umane agli uffici tecnici, passando per i team retail.

I percorsi di digitalizzazione meglio riusciti sono quelli che più capitalizzano le esigenze diffuse, identificano le informazioni che servono alle persone per lavorare e supportano la quotidianità di figure operative e strategiche di una porzione di azienda più estesa possibile.

Essenziale, poi, anche il coinvolgimento del management perché sancirà l’effettivo semaforo verde all’investimento.
In questo caso, il focus si sposta sui costi attuali e ritorno dell’investimento digitale.

PIM, DAM e ritorno economico dell'investimento

#3 Dimenticare le persone

La digitalizzazione spesso tende a focalizzarsi su aspetti tecnici ed economici.

È fisiologico, dato che gli impatti si riversano principalmente sull’evoluzione dell’infrastruttura tecnologica e dei processi, al fine di contenere costi e risorse da un lato, e favorire l’aumento del fatturato dall’altro.

Tuttavia, ciò a cui di frequente si presta poca attenzione è la questione culturale.

L’innovazione tecnologica, infatti, è uno strumento necessario per abilitare l’evoluzione ma non sufficiente; per cogliere i benefici del digitale, la tecnologia deve diventare parte integrante dei processi.

Perché ciò avvenga occorre che gli utenti ne percepiscano il valore e la utilizzino nel modo opportuno; in caso contrario il rischio è che subiscano il cambiamento, finendo addirittura col sabotare il nuovo.

Una buona strategia per evitare di incappare in questo errore è coinvolgere i team sin dall’inizio e prevedere percorsi dedicati di change management e formazione.

Da questo punto di vista, un programma di Customer Success spesso si rivela essenziale.

#4 Non effettuare comparative

I fornitori di PIM DAM e in generale di soluzioni MarTech, nel mercato sono oltre 11.000.

Prima di arrivare a definire la famigerata shortlist (l’elenco di aziende tecnologiche in lizza per la scelta finale) è opportuno confrontare i fornitori digitali su più dimensioni, come ad esempio funzionalità, integrabilità, supporto, certificazioni, casi d’uso, esperienza nel settore di appartenenza.

Da questo punto di vista, sono validi alleati sia portali di recensioni (come Capterra o G2) sia le check-list di comparazione.

#5 Sottovalutare il servizio clienti (specie per la coppia PIM DAM)

Prima o poi se ne ha bisogno: è inevitabile. Ciò che non va fatto è ricordarsene troppo tardi.

Il supporto tecnico del fornitore tecnologico – specie se si parla di soluzioni capillari in azienda come PIM e DAM – è fondamentale.

Già in fase di selezione del software va considerato tra gli elementi più strategici per la scelta finale.

Gli aspetti da considerare per giudicarlo sono numerosi; per citarne alcuni: tempi, qualità, lingua (italiano e inglese > inglese 😉), modalità e livelli di servizio.

Anche la presenza di portali di supporto e i risultati medi di questionari di gradimento degli utenti che ne hanno usufruito permettono di valutare più o meno adeguato un servizio clienti.

#6 Prestare poca attenzione ai costi sommersi

  • Quanto costerà cavalcare la curva di apprendimento e l’effettiva adozione dello strumento?
  • La piattaforma è scalabile?
  • Sono previsti costi extra se il numero di utenti a bordo domani aumenterà?
  • C’è il rischio che si debbano sostenere costi aggiuntivi per integrare la soluzione al resto dello stack IT?

Questi sono alcuni dei quesiti che è essenziale porsi per evitare di farsi sorprendere da costi in origine non preventivati, come ad esempio i canoni, parlando di PIM DAM o altri tool SaaS. Una valutazione imprecisa da questo punto di vista, rischia di vanificare l’efficacia di un investimento in una specifica piattaforma.

#7 Scordare l’ecosistema digitale (+ un esempio a tema PIM DAM)

Scegliere soluzioni SaaS non garantisce impatti necessariamente ottimali per l’ecosistema digitale aziendale.

Un errore diffuso in fase di digitalizzazione, anche nel caso di software adottati as a service, è quello di considerare un singolo tool come un’isola.

Un approccio del genere favorisce la duplicazione di informazioni e contenuti (copiati e incollati all’interno di spazi diversi), rende i processi di lavoro meno strutturati (per completare un’attività serve saltare tra tanti strumenti diversi) e tende a far lievitare il budget IT (perché le integrazioni ad hoc costano e vanno manutenute nel tempo).

Per non dimenticare l’ecosistema digitale è cruciale considerare il livello di integrabilità della piattaforma che si vuole adottare e, a parità degli altri parametri oggetto di valutazione, scegliere quella più versatile.

In altre parole, si scongiura l’errore scegliendo piattaforme più complete (si fanno più cose con lo stesso strumento) e integrabili in modo agile tramite connettori o API.

Tornando al tema PIM DAM, un buon esempio da questo punto di vista è THRON PLATFORM.

Ti va di sbirciare storie digitali di successo?

L’esperienza, si sa, è un’ottima insegnante.

Se hai letto sin qui, innanzitutto grazie.
E se vuoi approfondire alcune storie digitali di successo (a tema PIM DAM): eccone un bel po’.

Vuoi ricevere contenuti come questo una volta al mese?

Mettiti in viaggio verso NORTH insieme a oltre 4.500 esseri umani. Con la nostra newsletter riceverai ogni trenta giorni dati, trend e approfondimenti sul mondo del DAM, del PIM e non solo.

Iscriviti alla newsletter di THRON